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domenica 18 dicembre 2011

LA FABBRICA DELLA PERFEZIONE - CAPITOLO 12


--Ray. Si svegli—
Un’infermiera dall’aspetto candido mi stava parlando. Io non riuscivo a capire dove mi trovassi e perché.
--Come sta?— Misi meglio a fuoco la vista ed osservai che non si trattava di un ospedale. I colori sfuocati si trasformarono presto in quadri bellissimi.
--Sto bene—le dissi.
--Bene, così possiamo discutere subito—esclamò decisa una voce maschile. Era Sheldon. E quello in cui mi trovavo era il suo paradiso.
--Certo. In fondo io volevo solo parlare con lei…—
--Sì, lo immagino, ma i miei uomini non sono autorizzati a prendersi nessun rischio. Può andare, infermiera, grazie--.
Lei sorrise e se ne andò.
--Allora, sentiamo, cosa mi vuole dire?—
Mi misi a sedere a fatica. Per un attimo credetti di stare per svenire ancora, poi mi ripresi e cominciai a parlare lentamente. –Ho un patto da proporle--.
Sheldon sorrise: --Non mi sembra nella condizione di proporre patti, amico mio. Le hanno rotto il naso ed a giudicare dal sangue che aveva in viso prima di arrivare qui non deve essere stato piacevole. E poi è appena rinvenuto dopo essere stato svenuto per quasi cinque ore, ha un braccio ferito... E se permette aggiungo anche che quando è arrivato puzzava non poco e ciò mi ha fatto dedurre che si deve essere nascosto nelle fogne. Dico bene?--.
Mi guardai. Ero stato lavato, fasciato e vestito ed avevo una specie di maschera per tenermi fermo il naso. Me la tolsi, senza che Sheldon obiettasse nulla.
--Lei ha una bella faccia tosta, caro Ray. Mi correggo: una bella faccia da culo--.
Lo guardai freddo. –Io se fossi in lei non sarei così raggiante, Sheldon. Lo sa che i miei colleghi dell’organizzazione sono riusciti ad entrare in possesso dei documenti che cercavamo?--.
Sheldon scoppiò a ridere. –Oh, andiamo Ray, questa è una balla ridicola…--.
--Dove sono i miei vecchi vestiti? Ne avevo una copia in una tasca. Li faccia controllare--.
Il sorriso morì sulle labbra di Sheldon. Si alzò ed a passo lento uscì dalla stanza. Lo sentii mormorare qualcosa ad uno dei suoi uomini, poi tornò dentro e si sedette davanti a me.
--Ho chiesto di verificare—mi disse –vedremo se quello che dice è vero. Ammesso che lo sia, dubito comunque che siate stati capaci di capirci qualcosa e se anche fosse… cosa fareste?--
Mi guardava serio. Aver smorzato il suo aplomb mi parve buon segno.
Proseguì senza darmi tempo di rispondere: --In tutti i casi, mi dica… lei cosa vorrebbe da me?--
Sorrisi, cercando di assumere il più possibile un’aria spavalda.
--Cosa voglio da lei? Ora le spiego come stanno le cose… Primo: lei sbaglia se non crede che quei documenti siano davvero in nostro possesso. La mia spedizione per recuperarli era in realtà solo una copertura alla missione ufficiale, che li ha effettivamente trovati. Provi a controllare qualcosa sull’identità dei nuovi addetti alla pulizia degli impianti d’aerazione… Secondo: lei sbaglia ancora se pensa che non siamo in grado di interpretarli. Stavamo da molto tempo dietro quei documenti, il loro recupero non ci ha trovato impreparati, gli ingegneri della nostra organizzazione li hanno già decifrati e sono pronti ad utilizzare quello che hanno scoperto tramite un modulatore di frequenze. Terzo: lei sbaglia per la terza volta se pensa che anche decifrandoli non sapremmo cosa farci. Glielo dico io cosa ci potremmo fare: potremmo radunare un esercito infinito di persone armate fino ai denti, desiderose non più di sterminarsi fra di loro, ma di venire qui e distruggere tanto questo posto, quanto il suo fottuto culo. A quest’ora, se avessimo voluto, avrebbe potuto esserci un assembramento di quasi mezzo milione di persone, piene di armi che voi stessi gli avete venduto, che avrebbero potuto farvi dei danni piuttosto difficili da riparare. Arriverebbero qui carichi ed incazzati come bestie. Vi annienterebbero--
In quel momento una specie di maggiordomo entrò con aria preoccupata e sussurrò qualcosa nelle orecchie di Sheldon.
Lui annuì, senza parlare e sorridendo con aria tranquilla, ma ebbi l’impressione che stesse cominciando ad agitarsi.
--Ha detto la verità, almeno per quanto riguarda il fatto che abbiate trovato quei documenti…—disse sottovoce
Io sorrisi: --Che le avevo detto? Non avreste tempo di organizzare una difesa, potremmo sterminarvi subito. Ma…--
--Ma?—chiese Sheldon, che sembrava ora realmente preoccupato ed anche meno interessato a nasconderlo.
--…ma questo comporterebbe una perdita enorme e terribile di vite umane e questo vorremmo evitarlo. Ora lei può solo accettare quello che le dirò, perché sarà meglio per entrambi--.
Ci fu un attimo di silenzio, poi Sheldon, che non sorrideva più, disse: --Sia ben chiaro, Ray: io non le credo. Non credo ad una sola parola di tutto quello che ha detto, il fatto che abbiate trovato quelle carte non significa nulla. Ma sono curioso di sentire la sua proposta. Quindi mi illustri pure quello che vuole--.
Mi asciugai la fronte e ricominciai a parlare: --Nella nostra ultima chiacchierata lei mi ha detto che siete esseri perfetti, che non possono tollerare di vivere insieme ad altri esseri che di perfetto non hanno nulla, come gli uomini. Eppure mi ha sorpreso vedere che entità così teoricamente supreme le sono fedeli come se lei fosse un dio. E’ un atteggiamento piuttosto umano questo. La guardia qui fuori, pur di eseguire gli ordini, ha seguito un tizio che scappava permettendomi di entrare armato. Qualcuno, o qualcosa, di perfetto avrebbe avuto più buonsenso e soprattutto non si farebbe comandare da lei. Chi vuole un capo è chi non ha la capacità di pensare ed agire da solo, lo sa anche lei--.
La sua risposta non si fece attendere, ma fu pronunciata con tono meno sicuro del solito.
–Quello che voi uomini non conoscete e che invece sono riuscito a dare ai miei simili è la gratitudine. Per questo mi sono devoti: perché li ho creati. Se volessero potrebbero tranquillamente prendere il comando al posto mio, ma non lo farebbero mai, perché io sono il loro padre. Quando tutto questo caos sarà finito, allora vi sarà una società senza uomini, senza né capi, né sottomessi, una società abitata da esseri talmente perfetti da non aver bisogno di leggi per convivere--.
La stanza, fino a qualche minuto prima calma e riposante, sembrava ora essersi riempita di elettricità.
--Queste sì che sono balle, Sheldon, non le mie—gli dissi stringendo i pugni –Sa cosa penso io invece? Che lei non sia per nulla perfetto ed abbia gli stessi difetti di un uomo. Uno di questi è il sadismo e lo si capisce nel modo in cui ha deciso di eliminarci. Ma ne ha anche un altro, ancora più evidente: il desiderio di comandare e sopraffare gli altri. Lei non vuole creare una società perfetta ed in armonia. Lei vuole solamente creare un impero mondiale da poter comandare, formato da sudditi devoti e luoghi come questo dove poter passare le sue giornate. Avrebbe potuto creare individui stupidi e fedeli, ma non penso che sia questo quel che vuole. No, lei vuole una popolazione di personaggi con le sue stesse caratteristiche, che però la debbano servire senza fiatare--.
Sheldon, alle mie affermazioni, ritrovò il sorriso: –Lei non finisce mai di stupirmi, Ray. Sì, ha ragione praticamente su tutto. Proprio qui al CNV esiste un centro di controllo frequenze. I miei simili sono controllabili a distanza usando diverse frequenze. Hanno tutti la stessa intelligenza e perfezione, ma varia il mio grado di comando su di loro. Una piccola parte deve mantenere funzioni di comando, simili alle mie, ma comunque inferiori. Poi si scende ancora, livello per livello, fino ad arrivare alla massima sottomissione, con inconvenienti come quello che mi ha descritto prima, fedeltà talmente cieca da apparire stupidità. Se li lasciassi liberi di agire, non godrei più di tutti i miei privilegi, ognuno vorrebbe avere per se quello che ho io qui--.
Avevo ascoltato con molto interesse quello che mi aveva detto Sheldon. La verità era che non ero per niente sicuro di quello che avevo azzardato. Se avesse negato con decisione, probabilmente avrei ceduto e non sarei più riuscito a sostenere le mie bugie.
--Mi ascolti bene—gli dissi –la nostra proposta è questa: distrugga tutti i suoi simili. Lo faccia e le consentiremo di vivere qui, con le sue opere d’arte ed i suoi servi addestrati a comportarsi da gran signori--.
Nella sala scese il silenzio. Sheldon era rigido, con le labbra tirate. Sentivo il mio cuore battere forte; mi tremavano le mani.
Di scatto, Sheldon si alzò e mi prese per il bavero della camicia nuova con cui mi aveva vestito. Mi sollevò con una facilità spaventosa e mi resi conto di quale forza fosse dotato.
Le sue parole sembrarono uscire da una profondità infinita: --Come osi tu, piccolo uomo, dare un ordine a me, la perfezione, colui che può decidere della vita tua e dei tuoi simili, colui che se volesse potrebbe far scendere ai suoi piedi anche Dio?--.
A fatica gli risposi: --Se c’è un Dio, ti assicuro che ti guarda e ti giudica e ti considera il più spregevole degli esseri. E’ inutile che Lo chiami in causa, non serve: basteranno una manciata di uomini ad annientarti--.
Mi prese e mi lanciò letteralmente contro il muro. Restai a terra stordito e dolorante, ma ebbi la forza di pronunciare ancora una frase: --Sono secoli che gli uomini non provano più ad elevarsi ad un livello divino. Se tu lo fai, significa che sei il contrario della perfezione. Sei solo… un bambino egoista che non ha imparato la lezione--.
Mi guardò schiumante di rabbia, poi disse: --Ci barricheremo qui dentro, aspettando i tuoi uomini. Li farò polverizzare uno ad uno. Per quanto ti riguarda, hai fallito e sei un perdente, quindi non meriti di rimanere con noi. Non ti uccido qui solo perché non voglio sporcare la stanza. Ci penserà qualcun altro--.
Si guardò un po’ intorno e poi chiamò: --Sophie!--.
La bella Sophie, quella che avevo conosciuto la prima volta che mi ero presentato lì, si avvicinò dolcemente, muovendo aggraziatamente le natiche.
–Eccomi--.
--Sophie, porta quest’uomo fuori di qui e uccidilo--.
Detto questo, si girò verso di me ed aggiunse: --Le apparenze ingannano, Ray. Ha la mia stessa forza, scappare non sarebbe una buona idea--.
Sophie mi guardava dolcemente. –Mi vuole seguire, signore?--.
Rimasi fermo per qualche secondo, poi capii che non ero nella condizione per fare domande. Mi alzai e lei mi prese sottobraccio. Come due innamorati, ci avviammo verso il patibolo.

FINE CAPITOLO 12

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