
Arrivai in prossimità del CNV stremato, molti giri di garza si erano rotti o staccati e il fucile non era più saldo sulla schiena. Solo un paio di giri più solidi gli impedivano miracolosamente di staccarsi del tutto.
Mi sembrò però di aver seminato l’uomo che mi rincorreva.
Vicino a me, appoggiata a terra, vi era la borsa. La nascosi dietro meglio possibile dietro un muretto che costeggiava la strada ed andai incontro a guardie a poliziotti.
Sorpresi dal mio arrivo, scattarono come molle, puntandomi contro le armi che fino a pochi secondi prima tenevano distrattamente tra le mani.
Alzai le braccia e mi fermai. –Non sparate! Voglio solo parlare con voi--.
Subito si calmarono, abbassando le pistole e si dissero qualcosa. Li vidi ridere.
Lentamente cominciai ad avvicinarmi a loro, sforzandomi di camminare normalmente nonostante il fucile.
Riconobbi una guardia, che di corporatura avrebbe potuto essere scambiato per un pugile e dall’espressione per un assassino: era quella che il giorno prima mi aveva accompagnato da Sheldon. Mi rivolsi a lui.
--Voglio parlare con Sheldon, mi conosce, mi chiamo Ray Razar. Devo proporgli un patto con la nostra organizzazione--.
La guardia non perse il sorriso: --Questo lo conosco, è passato ieri ed ha parlato con Sheldon. Fa parte dei sovversivi--.
Rimasi immobile senza dire una parola. Mi guardavano come un fenomeno da baraccone. Non ero in una bella situazione.
Presi fiato e dissi: --Per favore, ditegli che sono qui. Vedrete che vorrà ricevermi--.
Si guardarono, questa volta senza ridere. Poi lo stessa guardia disse: --Vedremo che ne pensa Sheldon. Ora la devo perquisire.--.
Era finita. Si sarebbero accorti del fucile e mi avrebbero ammazzato lì, come un cane.
Avrei provato a fuggire se alle mie spalle non si fosse udito uno sparo. Era l’uomo che m’inseguiva: dunque mi aveva trovato. Mi stava ancora puntando addosso la pistola, quando all’improvviso si accorse del luogo dove si trovava. La sua espressione di rabbia omicida, da lontano, mi parve sciogliersi in terrore. –No!—urlò –Noooo!--. Cominciò a scappare, mentre la guardia vicina a me prese la mira e sparò, colpendolo sulla spalla.
Cadde, si rialzò e riprese a correre.
–Lascialo andare—disse una guardia al collega. –Ci penserà qualcun altro ad ammazzarlo.--.
Ma lui non sembrava dello stesso parere e si mostrava ora irrequieto: --Abbiamo ricevuto ordine di ammazzare chiunque osasse avvicinarsi qui e non me ne frega niente se crepa fra cinque minuti ammazzato da qualcun altro. Se non lo abbattiamo noi, Sheldon lo verrà a sapere e ci farà il culo, imbecille. Un cadavere in più invece vale una promozione. Voi due venite con me. E tu porta dentro quel tipo fino a quando non torniamo.--.
Il collega apparve irritato dalla lavata di testa ricevuta, ma non disse niente. Mi prese per un braccio e disse: --Tu vieni con me e non fare il furbo--.
Entrammo nel CNV, mentre i tre militari si lanciarono alla caccia dell’animale ferito ed altri, un nutrito numero, restarono a guardia dell’ingresso.
--Dove mi sta portando? Da Sheldon?—chiesi salendo le scale. La guardia, ancora nera di rabbia, non mi rispose. Ripetei la domanda e lui, questa volta, rispose secco: --Stai zitto e cammina. Adesso lo vedi dove ti porto--.
Se c’era un momento per provare a far qualcosa, era quello.
Dissi: --Pensavo che un androide fosse freddo ed impassibile, invece mi sembra che basti un rimprovero per farlo innervosire--.
Lui mi guardò con durezza: --Io non sono un androide. Non ancora almeno. Molti tra guardie e poliziotti lo sono, quelli che erano la fuori con me, per esempio. Ma c’è anche qualche uomo. Ci è stato promesso di diventare come loro in cambio di collaborazione.--.
La risposta mi spiazzò completamente. Sheldon non mi aveva parlato di una cosa del genere.
--Non è possibile— dissi lentamente –allora c’era qualcuno che sapeva tutto e non ha fatto niente per fermarli. Come avete potuto?—Lo guardavo e non capivo.
--Voi credevate di essere gli unici a sapere tutto? Poveri stupidi. In tutto il mondo c’è un sacco di gente come te che è sfuggita alle vaccinazioni ed ha scoperto la verità. Ma è stata zitta e si è fatta i fatti suoi o, nel peggiore dei casi, è stata fatta tacere. Tu e i tuoi amici potete ritenervi fortunati ad essere ancora vivi. Io invece l’ho fatta la vaccinazione, eppure mi sento più intelligente di loro. Certo, non l’avrei mai capito se non me l’avessero detto, ma ho saputo decidere bene lo stesso, non trovi?--.
Quell’uomo non capiva neppure ora. Forse perché era un uomo e come tale si era lasciato abbagliare da promesse di lusso e ricchezza. Probabilmente gli androidi avevano preso i loro rischi. Sapevano che persone come quelle avrebbero collaborato e sapevano anche che se qualcuno avesse raccontato tutto in giro sarebbe stato considerato semplicemente pazzo.
--Non puoi credere a quello che ti raccontano. Loro vogliono la perfezione. Quando non gli servirete più vi uccideranno tutti—.
--Stai zitto!—mi urlò e mi diede una gomitata nel naso, rompendomelo e facendomi cadere. Il dolore era terribile e il sangue usciva denso e caldo.
Cadendo, il fucile aveva emesso un rumore metallico e, sentendolo, la guardia rimase immobile con una espressione tra il furioso e lo stupito.
--Stai su, svelto—mi intimo con voce roca.
Mi alzai lentamente con il sangue che continuava ad uscire dal naso.
--Togliti la giacca—disse ancora –e anche la camicia--.
Lo feci e rimasi a dorso nudo, con la garza ormai completamente strappata e scollata che mi avvolgeva a brandelli il torace e la spalla destra. Il fucile rimaneva attaccato a due soli giri di garza.
--Non ci siamo, caro ribelle. Ora starai assolutamente fermo mentre te lo tolgo, intesi?— disse avvicinandosi. Mi puntava la pistola alla testa.
Strappò il primo giro di garza, poi provò con il secondo senza riuscirci.
Tirò più forte. Di colpo le ultime garze intere si ruppero, sbilanciandolo.
Successe tutto in pochi secondi.
La mano che mi puntava la pistola si spostò per un attimo, nel suo slancio. Con tutta la mia forza lo colpii con il gomito sul polso.
La pistola gli cadde.
Presa dal panico, la guardia si buttò a terra per raccoglierla, ma prima che l’avesse fatto, io avevo in mano il fucile e lo tenevo sotto tiro.
--Sta buono.—gli dissi piano. –Alzati, ora, e fai quello che ti dico--.
Si alzò senza fiatare. Lo lasciai riprendere per qualche secondo, poi dissi piano: --Se provi a scappare o chiamare aiuto ti polverizzo. Anche a costo di morire, sei fai il furbo ti sparo. Hai capito?—
Fece segno di sì con la testa.
--Ora portami da Sheldon, senza fare scherzi. Vai.--.
Cominciò a salire lentamente le scale. Sembrava non esserci nessuno.
--C’è qualcuno qui intorno?--
Lui non rispose.
--Ti ho chiesto se c’è qualcuno qui intorno?—
Spinsi più forte il fucile sulla sua schiena.
Sussultò, poi disse: --Ci sono delle guardie al terzo piano—
--Sono androidi?—
--Sì—mi rispose, sempre più spaventato, prima di dire ancora: --Non ha senso quello che stai facendo. Ti cattureranno e ti uccideranno--.
--Decido io cosa è giusto fare—gli dissi seccamente
--Getta il fucile!—la voce proveniva dalle mie spalle. Mi gelò il sangue, immobilizzandomi.
--Ti ho detto di gettare il fucile!—disse ancora. Io lo lasciai cadere, senza muovermi, con lo sguardo fisso verso terra.
Sentii i poliziotti correre verso di me, mentre restavo immobile a testa bassa. Si avvicinavano sempre di più ed io ero raggelato. Dopo pochi secondi, sentii un colpo fortissimo alla testa e fu tutto buio.
FINE CAPITOLO 11
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