
Procedevamo lentamente, senza dire una parola. Sarebbe stato difficile immaginare quella situazione come un’esecuzione, piuttosto sembrava una tranquilla passeggiata. Questa volta ero sicuro che sarei morto: non avevo idee, non avevo la forza e non avevo più nemmeno il desiderio di ribellarmi. Erano stati giorni infernali e ormai non ne potevo più.
--Se è stanco possiamo fermarci un attimo, signore—mi disse Sophie con tono cortese. Io non risposi: era tutto troppo assurdo per poter pronunciare una qualsiasi frase. In altre situazioni forse avrei fatto dell’ironia. Ora mi pareva fuori luogo.
--Vede, signore, lei si è complicato la vita. Le sarebbe bastato arrendersi ed unirsi a noi. Perché ha raccontato tutte quelle bugie, prima?--.
La guardai incerto: --Quali bugie?--.
Mi sorrise: --Quelle che ha detto prima al Dott.Sheldon. Così lo ha fatto arrabbiare--.
Come aveva fatto a sentire tutto? La situazione non mi quadrava. Di una cosa ero però sicuro: dire la verità non mi sarebbe servito.
Decisi così di insistere nel bluff: --Mi dispiace signorina, ma non è una bugia. Manipoleremo la gente qui fuori con i nostri modulatori di frequenze. Prima di potervi rendere conto di cosa stia succedendo, voi sarete già annientati. Non avete speranze, distruggeranno tutto, voi compresi--. Era una storia così improbabile che credetti non mi avrebbe neanche risposto.
Lei si fermò impassibile, poi disse: --Sappiamo che non siete in grado di leggere i codici, abbiamo un informatore nel vostro gruppo--.
Senza girarmi, risposi: --Deve essere un informatore ubriacone. E’ tutto pronto e quando non mi vedranno tornare, sapranno che è arrivato il momento di iniziare--.
Mi fece una carezza sul volto: --Lei mi fa tenerezza quando fa così, ma impuntarsi non le servirà. Ora la dovrò uccidere comunque--.
Per qualche secondo non dissi nulla, poi parlai ancora. –Voi ucciderete me, lo so, ma quando non mi vedranno tornare, migliaia di persone verranno qui ed uccideranno voi--.
Improvvisamente si fermò. Strinse di più la presa sul braccio, si girò e tornò indietro. Ora non sembrava più una tenera passeggiata, ma un sequestro di persona. Mi trascinò con un’espressione rigida e fredda sul viso fino all’elegante sala dove mi trovavo fino a pochi minuti prima.
Il Dott.Sheldon, seduto su una poltrona, sembrava aspettarmi mentre sorseggiava un bicchierino di liquore. –Bene Ray, visto che ormai ci diamo del tu cercherò di essere ancor più confidenziale. Siediti pure e prendi un po’ di liquore--.
Mi sedetti, ma non presi nessun liquore.
--In queste stanze sono seminati microfoni dappertutto ed ho sentito quello che vi siete detti. Le domande di Sophie logicamente erano mirate a farti confessare. Devo dire che sono rimasto sorpreso. Evidentemente mi sono sbagliato: non hai mentito--.
Io ascoltavo in silenzio.
--Sai, potrei scappare subito, ma mi ritroverei a non poter più comandare non solo gli uomini, ma anche i miei simili. Senza una guida diventerebbero tutti poco propensi a lavorare e molto inclini a comandare. Diventerei uno qualunque e questo non lo voglio. La cosa a cui tengo di più, Ray, è… me stesso, quindi sono disposto a scendere a patti, purché sia io a dettarli--.
Si aspettava probabilmente che dicessi qualcosa. Io però stetti zitto, senza mutare espressione.
--Stai a sentire la mia proposta. Muterò il messaggio trasmesso dalle frequenze, fermando la guerra, poi interromperò quella trasmissione. Alla gente resterà solo un minuscolo, inattivo chip nel cervello. E farò anche l’altra cosa che chiedete: distruggerò i miei simili, coloro che disprezzate. Ne lascerò in vita solo un centinaio, quelli che adesso stanno dirigendo le operazioni nel mondo. Ci rifugeremo in una zona segreta e lì cercheremo di costruire un piccolo paradiso dove vivere in tranquillità, con le nostre regole, senza far più male a nessuno. Ti sembra un accordo equo?--.
--Al polo nord forse? Gli orsi bianchi non saranno contenti…—
--Non vorrei cambiare idea per colpa del tuo inutile sarcasmo…--
Ci pensai un po’ su, poi dissi: --Sarebbe un buon accordo se fosse rispettato, ma chi mi assicura che lo farai davvero?--.
Lui, con convinzione, mi disse: --Procederò immediatamente, prima che i tuoi uomini comincino preoccuparsi e decidano di intervenire. Sono le undici e un quarto, saranno già irrequieti. Assisterai immediatamente alle operazioni--.
Premette un pulsante, parlando verso un ipotetico microfono:--Adrian, vieni qui per favore--
Un servo dall’aspetto distinto arrivò in pochi secondi: --Posso servirla, signore?--.
--Sì. Fammi preparare un elicottero pronto a partire fra… diciamo venti minuti--.
Adrian mostrò di aver capito e si allontanò.
--Noi intanto possiamo andare, Ray--.
Ci alzammo. Senza fare altre domande, lo seguii.
Camminammo in silenzio per un quarto d’ora, passando per lunghi ed anonimi corridoi fino ad arrivare ad un trasportatore. Sheldon lo regolò su “8° Piano”.
--Ultimo piano?—chiesi nella speranza di allentare la tensione.
--Oltre c’è solo il terrazzo--
Varcammo il trasportatore e in un attimo fummo a destinazione. Lì ci trovammo davanti ad una porta chiusa.
--Forse Ray non sai che anche noi abbiamo un DNA… E’ il modo più sicuro per renderci riconoscibili--.
Il computer riconobbe le sue impronte digitali e il suo timbro di voce, quindi si aprì il cassettino e Sheldon ci sputò dentro. La porta si aprì.
Entrammo in quello che era uno dei maggiori agglomerati di meccanica e tecnologia che avessi mai visto. Alternandosi con computer e video presenti in tutta la stanza, alcune braccia meccaniche lavoravano e costruivano qualcosa di indefinito, autonomamente. Le sedute si componevano al nostro passaggio, risalendo semiliquide dal pavimento: la sostanza sembrava mercurio allo stato liquido, ma non potevo dire cosa realmente fosse. Piccoli robot giravano indipendenti, sempre all’apparente scopo di costruire altre macchine. La profondità di quel luogo era tale da apparire senza fine.
--Questi robot costruiscono autonomamente centri di controllo sempre più perfetti. Sono programmati per ampliare le loro conoscenze, per questo non smetteranno mai di perfezionare questo ambiente. Hanno una capacità infinita d’immagazzinare nuove informazioni e crearne delle nuove--.
Sheldon si sedette su una delle poltroncine liquide appena formatasi dal nulla. Io feci lo stesso.
--Qui studiamo anche la capacità di alcuni metalli di espandersi a comando per creare definite forme solide, come quelle su cui siamo seduti. Comode, vero?--.
Lì dentro era tutto sbalorditivo. Immagini eteree apparivano occasionalmente in alcuni punti della stanza.
--Gli ologrammi che vede sono modelli. Il computer sceglie a random le caratteristiche fisiche che sono presenti a milioni in memoria e compone nuovi teorici individui. Ma ora è meglio sbrigarci, non abbiamo molto tempo--.
Premette sul monitor ed un computer si accese. Lo schermo appariva tridimensionale come quello delle virtualTV, ma con immagini così definite da sembrare vere e vicine a noi.
--Per distruggere tutti quelli che voi odiate basta poco, Ray. Un mio ordine è più che sufficiente. Per interrompere l’impulso omicida nei tuoi simili mi ci vuole ancor meno --.
Con una serie di comandi vocali, Sheldon fece comparire un viso femminile tra le immagini tridimensionali, da cui uscirono le seguenti parole pronunciate da una voce metallica: --Buongiorno, Dott.Sheldon--.
--Buongiorno a te-- le rispose con insolita confidenza.
Sheldon meditò per qualche secondo, poi disse: --Avvisa i responsabili tecnici del reparto militare QFG1 di avviare la procedura Delphi99 per far cessare la guerra in corso. Immediatamente però, fra pochi minuti dovrò eliminare anche loro. Contestualmente avvia la procedura Nettuno per la fascia G. --.
Impassibile, il viso femminile disse: --Inoltro subito ai tecnici la disposizione per la Delphi99 Dott.Sheldon. Le ricordo che la procedura Nettuno causerà la disconnessione dei circuiti vitali presenti nel cranio dal resto del corpo, causando una cessazione immediata di ogni funzione. Desidera confermare il comando inerente alla fascia G?--.
--Sì, procedi--.
Uno dei sei schermi tridimensionali presenti nella sala s’illuminò di un’intensa luce rossa, poi si spense.
Sheldon ordinò ancora: --Ripeti lo stesso comando per le fascie E ed F--.
La figura tridimensionale della donna non cambiò espressione: --Le ricordo che la procedura Nettuno causerà la disconnessione … --.
--Procedi, subito!--.
Ora la fiammata rossa si estese ad altri due schermi tridimensionali, che si spensero. Ne rimanevano accesi tre.
Sheldon cambiò tono e chiese: --Chiamami Adrian. Gli devo parlare--.
La figura tridimensionale della donna scomparve, sostituita da un’altra immagine in 3D di una parte dell’ufficio di Sheldon. Era talmente realistica che sembrava di esservi dentro.
Improvvisamente nella rappresentazione della sala comparve il cameriere che disse: --Mi ha chiamato, signore?--.
--Sì. Volevo sapere se è pronto l’elicottero, come ti avevo chiesto--.
--Certamente signore—rispose il servitore --è già pronto sopra l’edificio--.
--Molto bene—concluse freddamente Sheldon –Addio Adrian—
--Addio, signore—
Detto questo, scomparve l’immagine dell’ufficio e di Adrian e ricomparve il volto femminile. Sheldon le parlò ancora: --Ripeti il comando per la fascia C e D. E non chiedermene conferma--.
Un altro schermo tridimensionale si spense, dopo il solito bagliore rosso.
--Cosa rappresentano queste fasce?—chiesi a Sheldon
--La fascia B comprende i ruoli di comando, a cui unica limitazione è la totale obbedienza a me. Scendendo si trovano a scalare gradini sociali sempre più umili.—
--E la fascia A?—chiesi dubbioso
--In quella rientro solo io--
Si rivolse ancora all’immagine femminile prodotta dal computer. –Trasferisci i miei effetti personali al centro “Eucledia”--.
La voce metallica chiese: --Inizio il processo di trasferimento dei suoi effetti personali, Dott. Sheldon? In caso affermativo, l’operazione richiederà qualche minuto--.
--Sì, procedi--.
--Eucledia?— chiesi dubbioso.
--Non vorrai che ti dica dov’è, vero? Non dimenticare quali sono gli accordi--
Mi diede una pacca sulla spalla. Non sapevo cosa avesse in mente, ma non aveva per nulla l’aria di uno con le spalle al muro.
Parlò ancora al computer: --Mentre completi l’operazione di trasferimento, manda un messaggio al direttivo in cui esorti tutti a recarsi prima possibile presso il centro Eucledia, dove li raggiungerò in serata--.
La voce metallica parlò ancora. –Dott. Sheldon, sto ricevendo chiamate da molti centri mondiali in cui mi vengono richieste spiegazioni--.
Sheldon annuì e mi disse: --Naturale. Non hanno la minima autonomia davanti ad imprevisti. Dovrò fare in modo di concedere loro più libertà in futuro, ma sarà un rischio--. Poi, rivolto al computer –Esegui gli ordini che ti ho dato e si calmeranno-.
Fino a qualche ora prima ero solo davanti al destino dell’umanità. Ora Sheldon stava firmando una resa completa.
Dov’era il trucco?
--Tu non hai l’aria di uno che si è arreso. Allora dimmi perché stai facendo tutto questo quando prima, alla mia proposta, mi hai sbattuto contro il muro ed hai minacciato di uccidermi--.
Sheldon rispose senza voltarsi verso di me, continuando a guardare il volto tridimensionale.
--Te lo dirò. Ma solo quando saremo fuori di qui--.
L’immagine di donna nel computer improvvisamente pronunciò: --Trasferimento completato, Dott. Sheldon--.
--Molto bene. Prima dell’ultimo atto ti voglio mostrare una cosa, Ray. Guarda qui. ‘‘Telecamera otto!“--.
Ricomparve un’immagine tridimensionale, questa volta non dell’ufficio di Sheldon, ma della sala attigua, quella dove due giorni prima avevo sorseggiato un buon tea. Tutti giacevano a terra in un lago d’olio e sangue, con la testa strappata dal collo. Dalla posizione delle mani si poteva intuire che se la fossero straccata da soli.
--Questa è la prova che non sto fingendo. Preferisci vederli di persona?--
--No—dissi tenendo lo sguardo fisso sull’immagine.
Sheldon si alzò e si rivolse ancora al computer. –Attiva la procedura Omero, poi abbiamo finito—disse scandendo bene le parole.
L’immagine non perse la consueta freddezza e disse: --Questa possibilità è prevista solo per casi di assoluta gravità, Dott. Sheldon. Vuole che proceda?--.
Sheldon rispose di sì.
--Bene, Dott.Sheldon. Venti minuti al via del processo--.
Si spensero le luci e se ne accesero altre rosse ad intermittenza. Una sirena cominciò a suonare.
Sheldon mi guardò. –E’ meglio sbrigarsi. Fra poco resterà poco di questo posto--.
Uscì e si avviò velocemente verso il trasportatore.
Dietro, a passo svelto, lo seguivo per nulla convinto della sua resa.
FINE CAPITOLO 13
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