
E' abitudine abbastanza comune quella di miscelare indebitamente Libertà e Democrazia.
Questo legame, che pur risulta naturale come l'olio con il pane, è forte solo nelle apparenze. Esiste una sostanziale differenza che separa i due termini e non sempre lo sposalizio si rivela una così dolce unione.
Se la democrazia è la possibilità data al popolo di governare, pur con modalità differenti da paese a paese, la libertà è un concetto più generico, ma dai significati altrettanto forti. Parole così radicate nella nostra cultura da essere state scelte, debitamente spartite, come indelebile (e retorico) marchio di fabbrica dai teorizzatori del malriuscito bipolarismo Italiano.
Evitando di sembrare un noioso enciclopedico, arrivo subito al dunque: si può essere liberi senza necessariamente governare, anche solo in maniera indiretta?
La libertà è splendida, credo nessuno vi rinuncerebbe volontariamente. Per contro, la democrazia tanto amata dai rappresentanti dell'intelletto, finisce spesso per essere snobbata dal popolo più modesto. Che non vota, o vota controvoglia, e che si disinteressa della politica e dei mostri che essa genera.
Se lo si interpella su una manovra del governo, scrolla le spalle dicendo che non segue tali argomenti. O magari sfoggia senza convinzione qualche slogan da tifo calcistico debitamente adattato al proprio partito del cuore. Ma se gli domandi se si sente libero, non esiterà a risponderti di sì e che mai vi rinuncerebbe.
Ha ragione o è un illuso? Me lo sono chiesto spesso, senza arrivare ad una risposta convincente. Ma un dubbio atroce, giorno dopo giorno, mi sta assalendo: che non sia forse meglio una oligodemocrazia rispetto ad un sistema che pretende di dare a tutti i costi la parola anche a chi non la vuole?
Siccome mi farebbe alquanto schifo arrivare ad accettare questa conclusione, spero sinceramente che un giorno non troppo lontano qualcuno di sufficientemente credibile e privo di una certa squallida retorica mi convinca del contrario.
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